mercoledì 26 ottobre 2011

Recensione "Silvio Forever"

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SILVIO FOREVER (2011)





Regista: Roberto Faenza, Filippo Macelloni

Attori: -

Paese: Italia



La biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi è un prodotto che poco aggiunge a quanto già noto sul più grande statista degli ultimi 150 anni, fatti salvi gli ultimi 20. Faenza e Macelloni dirigono la sceneggiatura scritta dai giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ed è proprio per la presenza di questi ultimi due nomi che ci si poteva aspettare infinatamente di più da questo prodotto.

Che l'intenzione non sia quella di dirigere una pellicola dall'impianto meramente accusatorio nei confronti di Berlusconi è chiaro. La stessa infatti, come una biografia dovrebbe fare, del resto, racconta la vita dell'uomo prima che del politico, restituendo a chi guarda l'avvincente e paradossale  storia di un uomo senza carisma che per anni si è imposto per il suo carisma nell'unico paese civilizzato al mondo in cui avrebbe potuto farlo.


Il documentario si concentra sulle dichiarazioni dello stesso Berlusconi, rendendo il tutto, anche e soprattutto grazie al montaggio, quasi un racconto in prima persona. In assenza della voce originale, perché dichiarazioni scritte o comunque non registrate, subentra quella di Neri Marcorè che cerca di imitarla al meglio, riuscendoci egregiamente. A venir fuori è un ritratto ormai noto, ossia quello di un uomo incredibilmente pieno di sé e convinto dei suoi mezzi, benché in effetti non sia ancora chiaro se siano proprio tutti suoi. Un complesso narcisistico di proporzioni bibliche che influenza la sua percezione della realtà, fino, per dirla con Montanelli, al punto di “credere alle bugie che racconta”. Al fine di delineare una simile personalità, il documentario racconta il personaggio fin dai suoi primi anni di vita, riportando frasi o aneddoti traducibili sia in termini positivi, più che altro da gente non capace di distinguere un caffè da una tazza d'acqua melmosa, che in termini negativi.

Si procede, quindi, tra interviste a persone vicine al protagonista, stralci di intercettazioni, ricostruzioni temporali e ovviamente dichiarazioni dello stesso Berlusconi. A venir fuori è una consistente mole di informazioni che lo ritraggono come una vera e propria icona pop nazionale che cerca di vendere se stessa ogni volta che se ne presenta l'occasione e che su questo modus operandi ha basato tutto il suo successo, essendo cresciuto e formatosi sostanzialmente come piazzista. I due giornalisti insistono particolarmente su questo punto perché è esattamente l'obiettivo ultimo della loro sceneggiatura, limitandosi a sfiorare l'aspetto politico e le conseguenti critiche, negative o “positive” che siano, che in questo senso possono essere mosse al personaggio.
In quest'ottica l'obiettivo prefissatosi “Silvio Forever” lo raggiunge senza ombra di dubbio. Ciò non significa, tuttavia, che in termini assoluti il documentario possa dirsi riuscito. Nel bene o nel male, infatti, del personaggio si parla in continuazione e di informazioni sul Berlusconi personaggio ce ne sono fin troppe. La pellicola diretta da Faenza e Macelloni non approfondisce in maniera particolare e presenta aneddoti e aspetti ormai noti a chi ha l'abitudine di informarsi, foss'anche superficialmente. Non è efficace, né incisiva, né particolarmente interessante e, al contrario, contribuisce ad alimentare la favoletta berlusconiana della persecuzione mediatica e ad ingrandire la mitizzazione del personaggio. Se proprio se ne deve parlare, che almeno lo si faccia in maniera utile.


Di questo documentario, in definitiva, non si sentiva affatto il bisogno. Ci sarebbe da dire ben altro che il paese avrebbe più o meno coscientemente bisogno di sapere, invece di mamma Rosa che parla del figlio come fosse l'uomo più puro mai esistito, della gente che lo venera quasi fosse una divinità, di lui che si erge a uomo con un bagaglio personale “che gli altri se lo sognano”, delle critiche non approfondite e poco circostanziate sulle televisioni, sui suoi rapporti opinabili con gente di dubbia moralità e sui pigiama party senza pigiama. È del tutto assente un discorso capace di andare a fondo, in un senso o nell'altro, e in grado di proporre riflessioni che non si limitino a galleggiare in superficie, anche perché queste ultime non necessitano, proprio in quanto tali, un documentario di quasi 90 minuti per essere portate a conoscenza della gente. “Silvio Forever” aggiunge così poco che, come si può notare, è difficile anche scrivere qualcosa in più al riguardo.


10 commenti:

  1. @ilgiornodeglizombi

    Lo conosco troppo poco per darne un giudizio, ma ho come l'impressione che mi fiderò.

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  2. E' il classico regista italiano arrogante-supponente-spocchioso e che oltretutto si crede pure 'sto cazzo.
    Mi ricordo ancora le sue sparate su Avatar che lo coprirono di ridicolo, a prescindere al giudizio che si può dare su un film come Avatar.

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  3. @ilgiornodeglizombi

    Di suo vidi "Sostiene Pereira" che non mi dispiacque così tanto. Ahah, quali dichiarazioni su "Avatar"?

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  4. Le tue parole finali esprimono tutto quello che è il mio punto di vista dopo aver visto questo documentario. Sul regista Faenza anch'io sono d'accordo con Lucia anche se non ho ancora visto "Sostiene Pereira". Ma si crede, eh! E come si crede. Solo perchè i suoi film parlano sempre, male, di gente che è stata importante nella storia e quindi alla gente piace e se ne frega dell'aspetto tecnico e recitativo della pellicola. Basta che parlano del personaggio che a loro piace:D

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  5. @cinefatti

    A parte il benvenuto su questo piccolo blog, sono contento ti sia trovato/a d'accordo con quanto scritto. Quanto a Faenza, mi sa che a questo punto approfondisco la sua filmografia prendendomela parecchio comoda ;)

    Appena posso do un'occhiata al tuo blog, che sembra alquanto interessante.

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  6. @boh
    Al nostro blog, siamo in 6:D.
    Comunque prenditela veramente comoda. Cioè, se hai di fronte un Faenza e 3 film di Cronenberg, 3 di Kubrick e 3 di Avati e 3 di qualsiasi altro regista, dai la precedenza a questi ultimi:D

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  7. @cinefatti
    Facciamo così: la sua filmografia sarà in assoluto l'ultima che approfondirò.

    Nel mentre ho fatto un giretto sul vostro blog. Ci credo che siete in 6, visto che di roba da spulciare ce n'è parecchia. Bene così.

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  8. Peccato che l'occasione di creare un documentario intelligente e acuto sia sfumata così.
    Anche senza fare facile critica, magari di cose da dire senza scadere nella banalità ce ne sarebbero state, e invece...
    Mah.
    Comunque, visto il soggetto, credo proprio che eviterò di guardarlo!

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  9. @Il Bollalmanacco di cinema
    E con quei due giornalisti creare una cosa più interessante non sarebbe affatto stato difficile, peraltro.

    Comunque, fai bene, dato che come penso si capisca non ti consiglio affatto il contrario.

    (Benvenuto anche a te)

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