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mercoledì 9 gennaio 2013

A volte ritornano, anche se per altri motivi...


E' vero che è un po' che non scrivo, ed è vero che il tema del blog è un altro, posso però permettermi di farmi un po' di pubblicità? Eh, posso? Dai sì, un po'... del resto inframezzato dal gruppo c'è quello che può essere definito un mini-corto. Sì, perché quello che posterò qui sotto è un videoclip musicale fatto da me ed altre due persone, per un gruppo emergente. E' un prodotto decisamente low-budget ma che spero apprezzerete.

Ecco il primo videoclip ufficiale dei Sound Ray: "24h" (tratto dall'album "Sessione I")




Buon ascolto e buona visione.


lunedì 19 marzo 2012

There's Something In The Air This Week...


Come da titolo, questa settimana va così. Aggiornerò in maniera ben meno dettagliata. Oppure non aggiornerò proprio. E sarebbe, nel caso, una pausa elastica, nel senso che potrebbe durare di più o terminare domani. Spero ardentemente che per la prossima settimana si possa riprendere come sempre, considerando che da queste parti c'è un simpatico festival di cinema: Il Bifest. Ogni anno, per l'occasione, i cinema della città di Bari vengono riempiti di pellicole (opere prime, lungometraggi, cortometraggi e documentari in concorso e fuori concorso) e mostre/seminari/speciali. Nel caso cercherò, per quanto possibile dato che vengono mandate pellicole da mattina a sera, di aggiornare in contemporanea e in presenza di opere degne di nota e anche di 'mmerde degne di nota (ché a noi comunque in fondo in fondo ci piacciono).

Ciò detto, passo al mini-aggiornamento/consiglio di oggi. Nel caso non lo conosciate o nel caso l'abbiate sentito di sfuggita senza avergli dato troppo peso, allora è davvero il caso vi soffermiate su un tipo quanto meno simpatico ed originale, foss'anche solo esteticamente, che risponde al nome di Jay Munly. Il fantasma, poi capirete perché, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, lì in Colorado, per aver proposto un tipo di musica riconoscibile e frutto della commistione di vari generi, principalmente country, folk ed elementi musicali gotici. In ogni caso voi di queste definizioni ve ne sbatterete altamente nel cercare di comprendere emotivamente la sua musica, e vi limiterete ad ascoltare e percepire così come viene.
Un consiglio nel consiglio, d'obbligo quando si tratta di cantautori, è quello di leggere i testi dei singoli brani... e, come si suol dire, good luck with that. Non scrivo altre notizie geografico/personali/artistiche perché siete grandi e vaccinati e confido nel fatto che saprete cercarvele da soli, quindi passo direttamente al postare un paio di brani dall'album registrato da Munly con i (The) Lee Lewis Harlots. I titoli dovrebbe essere più che sufficienti ad incuriosirvi.

1) Munly & The Lee Lewis Harlots - A Gentle Man's Jihad


2) Munly & the Lee Lewis Harlots - The Leavening of the Spit-Bread

"Girls you spit all day, your throats will dry and flake.
Here’s my offering, take my spit-kiss and your dry will go away
"


Sì, Munly è il secondo da destra. Un fantasma che si diverte a fare il musicista. Nel caso i due pezzi non vi abbiano convinto a sufficienza, allora provate ad ascoltare qualche brano del suo album da solista "Jimmy Carter Syndrome". Sonorità simili e diverse al tempo stesso:

1) Jay Munly- My Darling Sambo


2) Jay Munly - Spill The Wine



Se neanche queste due vi hanno convinto, allora niente, cazzi vostri.

A presto.


giovedì 1 marzo 2012

Be Here to Love Me: A Film About Townes Van Zandt


BE HERE TO LOVE ME: A FILM ABOUT TOWNES VAN ZANDT (2004)




Regista: Margaret Brown

Attori: Joe Ely, Guy Clark, Willie Nelson

Paese: USA 


"Aloneness is a state of being, whereas loneliness is a state of feeling. It's like being broke and being poor." (T. Van Zandt)

Townes Van Zandt è stato un cantautore che artisticamente ha vissuto su dei livelli riservati a pochi artisti, davvero pochi. Dei livelli così esclusivi da essere nient'altro che zone desertiche in cui ci si muove soli con se stessi e con la propria musica; forse solo ogni tanto si ha un contatto con qualcuno o qualcosa, come l'ombra in lontananza di altri artisti di pari livello, anch'essi costretti a vagare*, e anch'essi soli con la loro musica. Si sta parlando, per intenderci, della "Tower of Song" di cui scrive Leonard Cohen in una delle sue canzoni più belle, una torre a cui si accede con una sorta di tacito accordo per cui il prezzo di una musica sublime, nonché della protezione di quest'ultima, è la rinuncia a tutto il resto:

"There was a point where I relized 'I can do this'. But It'll take blowing everything off. Family, money, security, friends. Blow it off. Get a guitar and go' " (T. Van Zandt).


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