HOUSE OF CARDS (2013)
Creatore: Beau Willimon
Attori: Kevin Spacey, Robin Wright, Kate Mara
Paese: USA
Interessante, “
House of Cards”, non solo per il prodotto in sé
ma anche per la scelta da parte di Netflix – società statunitense che da
qualche anno propone un servizio streaming dietro abbonamento – di
lanciare un prodotto seriale senza costringere lo spettatore ad
attendere i tempi di programmazione. Sì, strano a dirsi, la Netflix ha
pubblicato in rete l'intera prima stagione di
HoC in una sola
volta. Molti saranno entusiasti di questa scelta, io personalmente ne
farei l'ottava meraviglia del creato. Da appassionato di serie
televisive ho sempre odiato e ritenuto davvero troppo riduttiva la
programmazione settimanale. Non aiuta a godere del prodotto completo, si
guardano circa 40 minuti ogni settimana, ossia il tempo di entrare
all'interno di quanto raccontato che già ci si trova ad uscirne e a
dover aspettare altri sette giorni. Non è un caso che abbia sempre
optato per l'attesa della fine della stagione, e per la visione della
stessa solo successivamente, secondo tempi scelti unicamente da me.
Si potrebbe pensare, abituati alla normale programmazione, che una
scelta simile nasconda un prodotto magari non in grado di competere con i
grandi. Non si butta lì una gallina dalle uova d'oro come se niente
fosse. E in realtà, invece, è proprio così, perché
HoC si
rivela già dopo la prima puntata un prodotto che non solo ai grandi non
ha nulla da invidiare, ma che è capace di farne vacillare più d'uno.
La narrazione segue le vicende di un classico politico senza
scrupoli, Frank Underwood. Si è costruito giorno dopo giorno il suo
posto al fianco del presidente degli Stati Uniti neoeletto, sì da
ottenere l'ambito posto di Segretario di Stato. Dopo la vittoria gli
viene comunicato che si è scelto di dare quella poltrona ad un'altra
persona, e questo ad Underwood non piacerà affatto, né tanto meno ci
passerà su come se nulla fosse. Lo si legge in una maniera alquanto
chiara nello sguardo di Kevin Spacey, che smette per l'occasione di essere Kevin Spacey e diviene
Underwood. Chiariamo immediatamente, infatti, che la sua prova è
straordinaria. Certo, la bravura dell'attore è nota, ma ciò non vieta di
meravigliarsene ogni volta. Il personaggio è suo dopo poco più di 60
secondi, ossia quando rivolgendosi allo spettatore dice: “
I have no patience for useless things”. Già,
HoC
tra le altre cose si distingue anche per le esternazioni che il
protagonista rivolge a chi guarda (senza che vi sia alcun cambiamento
nell'ambientazione), spesso spiegando in maniera tagliente cosa sta
accadendo, cosa accadrà e perché. E diciamocelo francamente, in un
intreccio politico non del tutto semplice, e anche abbastanza veloce,
serve abbastanza, altro che critiche sulle varie forme di spiegone. Qui è
decisamente utile. E poi Spacey, enorme, lo fa in modo magnetico,
quindi va benissimo così.
Altro nome interessante: Beau Willimon. Co-sceneggiatore de “
Le Idi di Marzo”, anch'esso un thriller politico, è colui che si è occupato di
concretizzare l'intenzione della Netflix di proporre questo rifacimento
della serie originale. Dà al prodotto lo stesso volto del film diretto
da Clooney, quell'espressione disillusa, quella fotografia livida e quel portamento assai elegante. Se nel caso de “Le idi di Marzo”,
tuttavia, qualcosa nella sceneggiatura zoppicava, qui invece la
velocità di crociera si assesta su valori ben più alti, senza intenzione
alcuna di discostarsene, se non verso l'alto. Ancora: David Fincher. Produttore esecutivo, tra gli altri, e regista dei primi due episodi. Ora, basta tenere a mente cosa ha combinato in “
The Social Network”,
rendendo una storia che minacciava le palle a km di distanza, una
storia al contrario quanto mai scorrevole e dal ritmo insospettabile.
Qui propone grosso modo la stessa regia, dettando tempi e modi ai quali
si adatterà la regia degli episodi successivi. Chiara, supportata da un
montaggio fluido, veloce quanto basta, pulita e concentrata sui
personaggi, sì da non farsi sfuggire espressione alcuna. Del resto sono
loro la serie, in questo caso più che in altri; loro e il loro pantano
di dinamiche melmose e maleodoranti, ma vestite di tutto punto.

Tra modi attenti, immagine curata e fascino di facciata, infatti, si
nascondono ragnatele intessute in maniera non semplicemente cinica, ma
spregevole, solo apparentemente magnetica ma realmente nauseante,
illuminate da una luce fredda minacciata solo a tratti da sorgenti calde
in grado di resistere giusto il tempo di spegnersi sotto i colpi del
gelo circostante. Massima espressione di ciò è il rapporto tra Frank e
sua moglie, che non a causa mostra a tratti segni di cedimento più o
meno contenuto, conseguenza di un malessere che minaccia di esplodere
alla minima crepa, serpeggiando tra gli innumerevoli e spesso velenosi
scambi. Colonne portanti, quest'ultimi, di dialoghi onnipresenti,
attributo principale dell'intero prodotto. Ad essi il compito, anche, di
calpestare ogni aspetto umano che cerca di farsi strada durante il
racconto, seppur, è ovvio, non riusciranno a farlo a lungo. Non è
possibile nella vita reale, né qui. Ed è questo che suggerirà la
direzione da seguire alla seconda stagione.
La Netflix si presenta quindi in grande stile, con un prodotto che
come si scriveva poc'anzi non ha nulla da invidiare a nessuno – salvo
forse qualche caduta di stile, piccola ma evidente se confrontata con la
gestione impeccabile di tutto il resto. Mostra inoltre, la Netflix,
gusto ulteriore ufficializzando l'intenzione di sviluppare, dopo 7 anni,
una quarta stagione di “
Arrested Development”, sit-com
inspiegabilmente sottovalutata. Ed è anche il caso a questo punto di
tener d'occhio la nuova serie televisiva che proporrà ad Aprile, “
Hemlock Grove”, horror/thriller con Eli Roth come produttore esecutivo.