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mercoledì 2 novembre 2011

"Misfits" - Premiere Terza Stagione

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MISFITS (2009)




Creatore: Howard Overman

Attori: Iwan Rheon, Lauren Socha, Nathan Stewart-Jarrett,  
Joseph Gilgun, Antonia Thomas

Paese: UK 



Dopo un'attesa dettata principalmente dalla curiosità di vederla senza Nathan, il personaggio che ha maggiormente contribuito a renderla il fenomeno che è diventata, ricomincia “Misfits” con la premiere della terza stagione. Robert Sheedan, infatti, dopo la fine della seconda ha deciso di abbandonare la serie inglese, generando scetticismo tra i fan della stessa in vista della stagione successiva, quella in onda, appunto.

L'inizio della puntata è dedicato senza troppe remore all'introduzione di Rudy, il personaggio che sostituisce il fu Nathan. Per coloro i quali di quest'ultimo “Misfits” rappresentava grosso modo un sinonimo non rimarranno affatto delusi, dato che in sostanza il nuovo personaggio è praticamente identico: cervello settato sul sesso, per niente capace di non parlare, due battute ogni tre frasi, sboccato in maniera esagerata. Ad interpretarlo è un attore che a parere di chi scrive è ben più convincente dello stesso Sheedan, essendo dotato di una capacità espressiva più ampia e meno forzata; ha peraltro un timbro di voce ed un accento particolarmente spiccato che sanno farsi voler bene fin da subito. Chi ha visto quel capolavoro di “This is England” o la miniserie “This is England '86” certamente se ne ricorderà per l'interpretazione di Woody. È Joseph Gilgun, classe '84, ad essere stato chiamato per raccogliere la pesante eredità lasciata dal personaggio più significativo della serie; a svolgere, pertanto, un compito tutt'altro che semplice. Lui però ci riesce alla perfezione e sembra quasi senza sforzo alcuno, tanto che Sheedan diverrà presto un pallido ricordo e Nathan sembrerà non aver mai lasciato la serie. 


È questo l'aspetto al tempo stesso positivo e negativo, a seconda delle aspettative, della nuova stagione di Misfits. Chi infatti si aspettava di vedere quanto già visto nelle stagioni precedenti si troverà davanti esattamente ciò che cercava. Al contrario, invece, chi sperava in un passo avanti nella storia come nei personaggi rimarrà eufemisticamente deluso. Si, perché gli autori hanno di fatto riproposto le stesse identiche strutture, indirizzandole verso una sorta di remake della prima stagione, o del pilot, essendo solo alla prima puntata. Avevamo, infatti, lasciato i nostri alla decisione di riottenere un qualche potere non potendo riavere i vecchi; già questo propone qualcosa che sa di già visto, essendo la puntata basata sulla scoperta graduale dei nuovi poteri di ognuno, un po' come all'inizio si era in attesa di sapere quali fossero quelli dei protagonisti. Protagonisti che infatti non regalano sorprese di sorta, tanto l'evoluzione degli stessi risulterà affetta da un immobilismo patologico; non a caso la puntata è dedicata quasi esclusivamente al nuovo Nathan, che si occupa peraltro di sostenerla dall'inizio alla fine e senza il quale sarebbe stata ancor più anonima di quanto già non sia.
Ma ciò che rende davvero poco digeribile l'inizio di questa terza stagione è l'assenza di prospettive, in termini di evoluzione, della storia in sé, oltreché dei personaggi. Il cattivo di turno, infatti, è l'ennesimo adolescente che sfrutta in maniera non propriamente corretta i suoi poteri, causa classica delusione amorosa. Struttura, questa, che dopo due stagioni tende a diventare notevolmente noiosa; ma la cosa ben peggiore è che la fine dell'episodio suggerisce l'idea che questa sarà la struttura di tutta la nuova stagione, prospettiva che laddove si concretizzasse risulterebbe disastrosa. Al termine, infatti, i protagonisti si ritrovano nuovamente con le classiche tute arancioni con le quali li avevamo conosciuti, nuovamente in cinque e nuovamente alle prese con il sorvegliante della precedente stagione, nonché con potenziali altri adolescenti traviati dal loro potere. 


La regia è subito riconoscibile grazie a quel suo concedersi ricercatezze in linea con lo spirito della serie – Rudy che, dopo aver accompagnato il corpo della ragazza in avanti per quella penetrazione anale di cui parlerà per l'intero episodio, si trova davanti il volto del nemico di turno – così come il ritmo quasi del tutto privo di pause e quell'umorismo british che è poi la colonna portante di “Misfits”. Gli scambi, non a caso, non deludono le aspettative ma non divertono più come in passato; anch'essi, infatti, credono di poter vivere di rendita riproponendo gli stessi toni, scelta che potrebbe anche andar bene se affiancata a proposte più fresche. È la classica storia del giocattolino che dopo un po' stanca, per intenderci.

Alla luce di quanto scritto la direzione intrapresa da “Misfits” sembra essere decisamente poco rassicurante, ma è pur vero che ad essere andata in onda è solo la prima puntata. Si spera fortemente che migliori con le prossime.


venerdì 28 ottobre 2011

"The Fades" - Prima Stagione

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THE FADES (2010)
  


Creatore: Jack Thorne

Attori: Iain de Caestecker, Johnny Harris, Natalie Dormer
           Joe Dempsie

Paese: UK



Tra le ultime proposte televisive di un Regno unito in piena attività produttiva, “The Fades” racconta la storia di un ragazzo, diciassettenne, che entra suo malgrado in contatto con una realtà fino a quel momento parallela alla sua, grazie ad un particolare dono che lo accomuna a coloro ai quali, gli “Angelics”, è stata donata la stessa capacità: vedere le ombre, ossia i fantasmi di chi non è riuscito ad ascendere in paradiso dopo la morte. Le ombre (“Fades”, appunto) vagano intrappolate nel mondo dei vivi, senza riuscire ad abbandonarlo e senza essere in grado di interagirci. Almeno fino al momento in cui non riescono a trovare un modo per farlo, che li porterà inevitabilmente allo scontro con i vivi, consistendo, il modo, nel mangiarli e rinascere con un corpo nuovo e oltretutto immortale.
Protagonisti della serie, oltre a quello principale, Paul, sono la sua famiglia, madre e sorella, il suo migliore amico, Mac, ed un uomo, Neil, con il suo stesso dono, che conosce le ombre e la loro esistenza da tempo, tanto da occuparsi di gestire, insieme ad altri come lui, la loro presenza sulla terra. 


Riuscire a vedere i morti non è certo l'idea più fresca della storia, ma mangiare i vivi per rinascere forse un po' lo è. Peccato che già questo suggerisca un buco nella sceneggiatura che sarebbe difficile non prendere in considerazione. Le ombre, infatti, si dissolvono al contatto con composti organici, quindi il fatto che riescano a mangiare gli essere umani è un lieve controsenso, dove per lieve s'intende enorme. Pertanto, o riescono a mangiare senza toccare, oppure qualcosa chiaramente non torna. Su questa base ha inizio una serie la cui provenienza geografico-culturale risulta evidente fin da subito, e non solo per il più che riconoscibile accento inglese, ovviamente, ma per quel taglio in parte ironico che, affiancato a quello drammatico, ne smorza i toni, spesso fino a banalizzarli. Un marchio di fabbrica, il classico humor inglese riscontrabile in altri prodotti britannici come “Being Human” e “Misfits”. È un aspetto, questo, in potenza tanto positivo quanto negativo. Laddove un prodotto, infatti, non possa dirsi particolarmente riuscito soprattutto in termini di sceneggiatura, la sensibile presenza di una tale componente ironica gioca un ruolo fondamentale nel permettere allo stesso di non prendersi totalmente sul serio; nel permettere, di conseguenza, allo spettatore di chiudere un occhio su eventuali incongruenze o aspetti poco riusciti senza troppi sforzi. Un paracadute a misura di cazzata, per intenderci. Nel momento in cui, al contrario, una serie risulti più riuscita e alla ricerca di un'atmosfera maggiormente seria, un'ironia troppo spiccata va a smorzare del tutto quest'ultima e ad indebolire il prodotto nel suo insieme. Purtroppo allo humor le serie inglesi sembrano proprio non riuscire a rinunciarvi, al punto che molti prodotti non risultano efficaci come potrebbero. È il caso del già citato “Being Human” che con una componente ironica meno presente e con qualche accortezza in più nello script avrebbe potuto offrire ben altro.
“The Fades”, invece, appartiene alla prima categoria dato che di certo non è il prodotto televisivo più valido degli ultimi tempi. E il taglio teen non aiuta affatto. Di ragazzini che tra primi amori, scuola, complessi e via discorrendo si trovano alle prese col sovrannaturale non se ne può davvero più e questo aspetto nella serie in questione è quanto mai ingombrante. Vien da sé che il decollo della stessa si presenti perlopiù sotto forma di miraggio, un miraggio che appare più o meno verso la fine della prima stagione, in cui si impone uno scenario apocalittico che se ben cavalcato potrebbe rendere “The Fades” capace di fare più di un passo avanti, fermi restando i limiti di cui si è scritto e si continuerà a scrivere. E d'aiuto, in questo senso, potrebbe essere la componente sanguinolenta che la serie non sembra disprezzare troppo.


A rappresentare un limite è anche l'incapacità di rendere interessanti i personaggi attraverso un'introspezione degna di essere definita tale. Certo, il dubbio che anche con un'adeguata introspezione i personaggi non sarebbero risultati così interessanti resta, dato che effettivamente non hanno alcun fascino. Il protagonista teenager che scopre di essere il prescelto è davvero anonimo, quasi fastidioso. Estremamente fastidioso, invece, è Mac, il suo migliore amico: pedante all'inverosimile, per niente divertente nonostante lo sforzo evidente per cercare di renderlo tale e utile quanto un contorno di caviale ad un secondo piatto vegano. Abbozzati gli atri personaggi, tranne forse Neil - interpretato da Johnny Harris, già visto in altre serie tra cui l'ottima “This is England '86” - a cui viene concessa una profondità leggermente maggiore e che riesce infatti se non a trasmettere empatia almeno a ricordarne il concetto.
Appena delineati anche i rapporti tra gli stessi, tanto che ogni qualvolta la serie prova a proporre parentesi di maggior spessore in termini umani le stesse appaiono superficiali e forzate, lasciando più che altro lo spettatore in attesa che termino e permettano alla storia di andare avanti. 


E poi? E poi c'è il season finale che non ti aspetti. Dopo quanto visto fino alla quinta puntata sarebbe lecito tenere basse le aspettative, invece ci si trova davanti una puntata assolutamente valida. I toni si incupiscono, i personaggi virano verso direzioni più interessanti, il ritmo sembra scoprire le marce successive alla seconda e anche la mano registica appare più attenta. Lo scenario apocalittico di cui si parlava, inoltre, si concretizza in maniera definitiva, restituendo atmosfere coinvolgenti e, in particolare con le ultime inquadrature, prospettive interessanti in vista della stagione successiva. Resta quindi da vedere se e quanto riusciranno a sviluppare in questo senso una sceneggiatura che potrebbe a conti fatti rivelarsi piacevole e magari anche avvincente.


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